Io non so più che giorno perché per me sono tutti uguali.
Non so se è martedì, mercoledì, giovedì. A volte me lo ricordo perché penso che c’è qualcosa che vorrei vedere in tv e allora mi viene in mente che sono passati due giorni dal weekend ed è martedì, oppure che avevo quella visita l’altro giorno e quindi oggi siamo a giovedì. E così via.
Devo ricordarmi di ricordare.
Devo ricordarmi le cose che ho da fare per attaccarci i giorni, vivendo solo per quel piccolo obiettivo e nel frattempo è tutto uguale.
Sto meglio se la mattina c’è un po’ di sole, quel tanto che basta per farmi una passeggiata con il cane senza ombrello, senza fretta. Ma poi alla fine che cambia; il sole è alto e tutto il resto è rasoterra.
Il 31 dicembre un amico mi ha chiamato in un orario strano, pensavo che fosse per chiedermi qualcosa sull’organizzazione per la sera, per salutare l’anno insieme.
Abbiamo parlato di tutto e di niente.
“Mi fai compagnia mentre torno a casa? Ho un po’ di mal di stomaco”, così mi ha detto.
“Certo”, ho risposto.
E siamo stati noi. Come sempre.
Lunedì ci siamo incontrati, tutto come sempre. Le giornate iniziano ad allungarsi; c’era un po’ di sole pronto a calare.
Persone che passeggiavano, i clacson e i rumori della città tutti intorno.
Ci siamo fermati ad accarezzare un cane anzianissimo che passava insieme alla sua anzianissima padrona.
Mi ha guardato e mi ha detto: “Il 31 dicembre ti ho chiamato perché stavo per fare una cazzata e mi serviva non pensarci”.
E la cazzata era una cazzata enorme. Era andare fuori strada con la macchina, senza frenare.
Mi chiedo se non avessi risposto al telefono cosa sarebbe successo. Mi chiedo se avessi pensato “Oddio, adesso proprio non mi va di parlare”, come accade spesso.
Per fortuna ho risposto.
Eppure se ci penso lo capisco; lo capisco che vuol dire pensare di andare fuori strada con la macchina senza frenare. Pensare che è tutto qui, è tutto questo. E non avere alcuna consolazione, in nessun pensiero, in nessun intento. Anche presunto.
Per per fortuna ho risposto.
Vorrei rispondere anche a me stessa, un giorno. E vorrei che i giorni non fossero tutti sempre uguali. Così noiosi, così vuoti, così pieni di vita degli altri e mai della mia.
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